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La Stella di Barnard e i suoi quattro pianeti rocciosi

La Stella di Barnard è in assoluto il secondo sistema stellare più vicino al Sole, dopo Alpha Centauri. Nonostante ciò il suo nome non è certo fra i più popolari: invisibile a occhio nudo, fu osservata per la prima volta attraverso un telescopio dall\’astronomo di cui porta il nome. A lungo cercati, ora è finalmente possibile annunciare la scoperta di quattro pianeti di tipo terrestre in orbita intorno a essa.

Questa nana rossa con un\’età stimata di dieci miliardi di anni situata a circa 5,96 anni luce è anche la stella singola più vicina al nostro sistema solare (il sistema Alpha Centauri è formato da tre stelle). La conferma di questi quattro mondi è resa possibile principalmente dal nuovo strumento MAROON-X sul telescopio Gemini North e convalidata da dati di ESPRESSO del Very Large Telescope (VLT) dell\’ESO. Segna un passo significativo nella ricerca di esopianeti di piccola massa attorno a stelle vicine.

La Stella di Barnard deve il suo nome all\’astronomo che la scoprì nel 1916, Edward Emerson Barnard

Gli astronomi hanno studiato a lungo la stella di Barnard e questa individuazione di quattro mondi rocciosi, sebbene probabilmente troppo caldi per essere abitabili a causa della loro vicinanza alla stella, dimostra la crescente precisione degli strumenti odierni nell\’esplorazione planetaria. La scoperta di questi pianeti sottolinea le potenzialità per future scoperte di pianeti ancora più piccoli.

Due di questi pianeti erano precedentemente classificati come candidati. Un quarto è stato elevato allo status di esopianeta grazie alla combinazione di nuovi dati. Secondo lo studio, ogni pianeta ha una massa compresa tra il 20% e il 30% della massa terrestre. Uno di questi è l\’esopianeta meno massiccio che sia mai stato scoperto con la tecnica delle velocità radiali.

I pianeti sono troppo vicini alla Stella di Barnard per essere adatti alla vita

I quattro esopianeti orbitano molto vicino alla loro stella madre, completando un\’orbita rispettivamente in 2.34, 3.15, 4.12 e 6.74 giorni (a fronte dei 365 della Terra). A causa di tale prossimità è probabile che siano troppo caldi per ospitare acqua liquida sulla loro superficie e quindi considerati inabitabili secondo le definizioni convenzionali. Gli autori dello studio hanno escluso la presenza di pianeti di massa simile o superiore a metà massa terrestre nella fascia abitabile della Stella di Barnard, la zona Riccioli d\’Oro (né troppo calda, né troppo fredda).

Gli astronomi ritengono questi piccoli pianeti siano rocciosi, tuttavia non ne è ancora stata determinata l\’esatta composizione. I quattro pianeti infatti dal nostro punto di osservazione non transitano mai davanti alla propria stella, condizione che tipicamente permette di ottenere questo genere di informazioni grazie allo studio dello spettro elettromagnetico.

L\’ossessione del capitano Achab

La Stella di Barnard è stata scherzosamente definita la balena bianca dei cacciatori di esopianeti: l\’ossessione del capitano Achab (Ahab, in originale) nel romanzo di Melville ha una sorta di analogia nel fatto che in passato la presenza di pianeti era stata già annunciata salvo poi essere smentita. È il caso della superterra scoperta nel 2011 ma lui cui esistenza è stata poi smentita nel 2018. La loro ricerca era divenuta una sorta di ossessione per i ricercatori. Ma questa è davvero la volta buona. E uno dei nuovi esopianeti ha \”ereditato\” la designazione Barnard b dalla superterra fantasma.

La fiducia nella validità della scoperta è alta grazie alla combinazione di dati provenienti da due squadre non coordinate fra loro in due osservatori situati in emisferi diversi, uno in Cile e l\’altro alle Hawaii, e all\’analisi rigorosa dei dati su un periodo di tre anni.

\”È una scoperta davvero eccitante. La Stella di Barnard è il nostro vicino cosmico, eppure ne sappiamo così poco. È indice di una svolta nella precisione di questi nuovi strumenti rispetto alle generazioni precedenti.” commenta Ritvik Basant, dottorando all\’Università di Chicago e primo autore dello studio.

Sebbene questi pianeti non siano nello specifico considerati abitabili a causa della vicinanza alla stella, la loro scoperta apre nuove prospettive per la ricerca di pianeti di piccola massa in altri sistemi stellari inclusa la potenziale individuazione di mondi abitabili.

La Stella di Barnard, a lungo un obiettivo elusivo, ha finalmente rivelato un sistema planetario, fornendo preziose informazioni sulla formazione e l\’evoluzione dei pianeti attorno a stelle nane rosse, le stelle più comuni nella nostra galassia.

Fonte: Four Sub-Earth Planets Orbiting Barnard\’s Star from MAROON-X and ESPRESSO, Astrophysical Journal Letters (marzo 2025).

DOI: 10.3847/2041-8213/adb8d5

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